La Geologia delle Dolomiti - Padola di Comelico Superiore (Belluno) Dolomiti Italia.

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La Geologia delle Dolomiti

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Le Dolomiti, dal paesaggio così affascinante, sono costituite in gran parte da rocce triassiche. I sedimenti più antichi, conglomerati di quarzo del Permiano, si riscontrano nella zona di Auronzo, Pieve di Cadore e a sud del Passo Falzarego. Tali prodotti di erosione stanno a mezza via tra l’assai diffusa fillade quarzifera di Bressanone e le vulcaniti del porfido quarzifero di Bolzano. La placca di porfido quarzifero di Bolzano è costituita da possenti sedimenti formati dalle nuvole incandescenti di lava viscosa e ricca di gas, che raggiungono i 2000m. Con il deposito dei conglomerati di base ha inizio la storia dei processi di sedimentazione che hanno dato luogo alle Dolomiti. Allo stato di porfido quarzifero segue, come prodotto di erosione, l’arenaria della Val Gardena, che fu depositata in condizioni tipiche dell’ambiente desertico, come testimoniano resti vegetali e orme di animali. Nelle sue parti più recenti si nota l’influsso del caldo mare della Teide, che da est a ovest avanzava invadendo la terra ferma. Seguono gli strati di Bellerophon, i quali si formarono in lagune che per certi periodo rimasero isolate dal mare aperto. A dare il nome a questa serie sedimentaria sono i caratteristici gasteropodi fossili “Bellerophon”. Al passaggio dal Permiano al Triassico la circolazione dell’acqua migliorò e si instaurarono condizioni puramente marine. Negli strati di Werfen si nota un alternarsi di depositi di carbonati e sedimenti influenzati dalla terraferma, come arenarie e scisti argillosi. L’inconfondibile impronta delle Dolomiti è costituita dal contrasto tra le possenti rocce di scogliera e i bacini colmati dalle rocce vulcaniche. Nel calore dell’acqua marina sulle scogliere proliferavano coralli, alghe calcaree e spugne, che costituiscono le imponenti masse di rocce di scogliera del Gruppo del Sella, le montagne attorno al Passo Falzarego, Complico, Marmolada e Sciliar. Le Dolomiti occidentali sono caratterizzate dalla Dolomia dello Sciliar, Triassico Medio, che spicca per la pendenza delle pareti come la parete rossa sul Catinaccio e sul Sassolungo. Nella Marmolada e nel territorio del Latemar compaiono rocce di scogliera calcaree che hanno però la stessa età. Nelle propaggini vicine delle scogliere si verificò una concatenazione con i sedimenti limitrofi. A partire da Dèodat de Dolomieu, generazione di geologi hanno contribuito a far luce sull’evoluzione geologica delle Dolomiti, e ci sono, ancora tutt’oggi, cose interessanti e considerazioni da scoprire. Dal punto di vista della storia dell’alpinismo, le Dolomiti sono state scoperte assai tardi. Il Monte Bianco, il tetto delle Alpi, era già stato conquistato nel 1786, quando venivano battezzate le montagne tra l’Inarco e il Piave e, ironia della sorte, prendevano il nome da un nobile latifondista francese, Dèodat Gratet de Dolomieu (1750-1801). Esse divennero note ad un pubblico più vasto grazie ai resoconti di viaggio illustrati dei due inglesi Churchill e Gilbert e non a caso la prima grande vetta dolomitica fu conquistata da un britannico. John Ball, nientedimeno che il presidente dell’Alpine Club, il 19 settembre 1857 raggiunse la vetta del Monte Pelmo. Il grande pioniere delle Dolomiti fu però un viennese, Paul Grohmann, che negli anni Sessanta del XIX secolo riuscì a conquistare per la prima volta numerose cime, anche nelle Dolomiti di Sesto come Cima Grande di Lavaredo, Punta dei Tre Scarperi. Anche Paul Zsigmondy, un celebre alpinista di Vienna che era solito muoversi senza l’aiuto della guida, girò molto per le Dolomiti di Sesto.

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